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A Monterotondo il civismo si schiera per il NO

In vista del Referendum Costituzionale che si terrà il 4 Dicembre, si è costituito il Comitato Civico per il NO di Monterotondo, con la chiara intenzione di invitare tutti i cittadini di Monterotondo a schierarsi contro il quesito referendario. Il Comitato ha distribuito un volantino molto apprezzato con alcune delle ragioni del No e sarà presente la sera del 4 Dicembre, dalle ore 21.30 in poi, presso la sede di Via Settebagni, per seguire i risultati in diretta degli scrutini. Di seguito il testo del volantino distribuito a Monterotondo:

  • Il Senato non viene eletto dal popolo e non viene abolito, ma è trasformato in dopolavoro di Consiglieri Regionali e Sindaci. Non è serio e produce risparmi minimi. I sindaci e i consiglieri, che entrano in Senato, ottengono automaticamente l’immunità parlamentare. Uno scudo per qualsiasi porcheria avvenga a livello locale e regionale.

 

  • Con l’attuale legge elettorale i capilista sono eletti obbligatoriamente a prescindere dalla volontà degli elettori. Inoltre si può essere capilista in 11 collegi diversi e quindi sarà deciso dall’alto anche chi sarà il secondo obbligatoriamente eletto senza tenere conto del parere del cittadino elettore. Un sistema che non esiste in nessun paese di democrazia matura in Occidente. E’ già stato calcolato che due terzi della Camera saranno in tal modo imposti dalle segreterie dei partiti

 

  • La riforma costituzionale è strettamente legata alla legge elettorale, che nell’attuale scenario tripolare, permette ad un partito che rappresenta un quinto degli italiani di avere una maggioranza spropositata alla Camera, eleggersi i giudici costituzionali e imporre il presidente della Repubblica. E mettere i propri uomini alla Rai.

 

  • Non è affatto abolita la navetta tra Camera e Senato. E’ una bugia. Ci sono dieci procedimenti diversi per cui una legge fa “ping pong” tra Camera e Senato. Un elemento di confusione

 

  • La riforma scaturisce sia da un Parlamento delegittimato dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 1 del 2014, che dichiarò illegittimo il sistema elettorale con cui è stato formato, sia da un governo scaturito da giochi di palazzo. Quindi il soggetto proponente non ha la legittimità giuridica, l’investitura democratica e l’autorità morale per avviare una riforma della Costituzione. Non solo. La riforma scaturisce da un colpo di mano della maggioranza, in pratica della maggioranza del Partito Democratico (nemmeno di tutto il partito): si vuole riformare la Costituzione con un metodo anticostituzionale e antidemocratico, senza costruire un necessario consenso più ampio ed espresso dalle diverse parti politiche.

 

  • Totalmente irragionevole è  la scelta di mantenere e, anzi, di aumentare i “privilegi” per le Regioni a Statuto speciale, che potrebbero anche “trattare”, sulla base di intese con lo Stato, la propria specialità in sede di revisione dei propri Statuti.  Sintomatica di questa disparità di trattamento è, anche, l’introduzione di limiti di spesa per le sole Regioni ordinarie: si chiede, bensì giustamente, virtù nella gestione del denaro pubblico, attraverso l’applicazione di indicatori dei costi standard (novello art. 119, comma 4, Cost.), ma analoga richiesta non è rivolta alle Regioni speciali (v. art. 39 comma 13 della riforma), una delle quali nota, tra l’altro, per inefficienza, sprechi.

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